Quando la comunicazione é sopraffatta dal rumore

Giovedì, 15 Maggio 2008

Senza l’intento di generare una reazione a catena ho deciso quest’oggi, grazie a Giovy, goccia che ha fatto traboccare il vaso, di chiudere definitivamente il mio account Twitter.

IMSono una persona che ama profondamente comunicare (sino ad averne fatto una professione) e riconosco un importante valore di aggregazione sociale e, a tratti, d’informazione a strumenti come Twitter, ma più tali strumenti acquisiscono utenti e incrementano il proprio traffico, più i messaggi rilevanti vengono soffocati da un fastidioso e spesso inutile rumore di fondo. Divenuto ormai per me insopportabile.

Ogni giorno lavorativo degli ultimi 17 mesi ha visto presente sul mio desktop una finestra di messaggi twitter dei miei contatti. Ogni giorno da quando scrissi il mio primo cinquettio:

MarcoC: pensa che usare twitter possa rappresentare un buon esperimento di comunicazione sociale

Nel tempo mi sono chiesto quale ragion d’esistere avesse twitter e come si potesse giustificare il suo dilagante successo:

Diverrà forse Twitter la nuova Ansa della blogosfera internazionale ? L’agenzia tramite la quale le stesse aziende diffonderanno seriamente le loro notizie, private degli orpelli di un comunicato stampa ?

..colmerà il gap fra le modalità di diffusione delle breaking news dei mainstream media e quella dei blogger?

La risposta che ho trovato nella mia esperienza é no, Twitter non é uno strumento che i suoi utilizzatori siano stati in grado di sfruttare per le sue potenzialità ed é stato trasformato, al contrario, in un grande canale IRC per simpatici intermezzi da coffee break virtuali.

I cinguettii di twitter hanno interrotto migliaia di volte ogni genere di attività imperversasse sul mio desktop, ma raramente hanno fornito un vero valore alla comunicazione fra gli individui che vi partecipano.

Se avete bisogno di me, sapete dove trovarmi, ma non su twitter.

Affogando nei social networks

Lunedì, 16 Luglio 2007

Social NetworkSe devo essere sincero, trovo assolutamente frustrante (quasi da non dormirci la notte) ogni notizia della nascita di un nuovo social network. E quando scopro che facebook cresce al ritmo di 300.000 iscrizioni al giorno - e io mi sento in dovere di conoscerlo e sperimentarne le funzionalità - un groppo allo stomaco riporta alla memoria la necessità di ricercare nuovamente amici e conoscenti sul nuovo arrivato. Praticamente impossible mantenere parallele reti sociali adeguatamente allineate.

Mentre in molti si augurano che il progetto sponsorizzato da Google - SocialStream - possa fornire un’unica interfaccia per differenti network sociali, Tiziano tenta (invano) di trovare un servizio che già consenta di affrontare la sensazione di esserne sopraffatti.

Se solo sei mesi fa, rinnegavo tutti ad esclusione di LinkedIn e MyBlogLog, quest’oggi devo aggiungere Twitter (che, se usato con intelligenza, può costituire un’interessante forma di instant messaging sociale), Last.fm, Anobii e FaceBook!

Vi giuro che non mi vedrete mai su Second Life. O forse si.

Traditional (ignorant) media

Giovedì, 12 Aprile 2007

Innovazione, RiflessioniAl sottoscritto, abituato al totale silenzio mediatico su eventi e strumenti tecnologici legati al web 2.0 (pardòn, ad esclusione del digital bullism!) fa piuttosto impressione leggere un resoconto come quello che i twitters hanno ricevuto questa mattina in inbox (che traduco in seguito):

[...] Il Financial Time ha dedicato un articolo in prima pagina a Twitter, seguito da una tempesta di informazioni provenienti dal New York Post, da TIME Magazine, da Newsweek, dal New York Time, da MIT Technology Review, da USA Today e molti altri.

Un giornalista della televisione locale ha addirittura visitato i nostri uffici un pomeriggio! [...]

A proposito di digital bullism (lo scrivo in questi termini, ovviamente, come presa in giro), qualcuno glielo potrebbe spiegare, per favore, che gli scherzi fra studenti o compagni (di scuola, s’intende) sono sempre esistiti, anche prima dei videofonini e di YouTube? Se avessi davanti i giornalisti che alimentano quotidianamente questa ridicola bolla mediatica gli direi (…You non capisc un Tube! Kiddin’) di smettere di avere paura.