Chi sono e dove vado? Coltivare l’arte di comunicare per vendere.

Venerdì, 30 Maggio 2008

Domande, domande, domande sulla formazione per Marketing e comunicazione nei nuovi mediaQuello che vi accingete a leggere é l’articolo più personale e difficile da scrivere che abbia mai pubblicato su questo blog e per il quale - lo devo ammettere - avrei voglia di ascoltare in coro i pensieri di chi mi legge: riguarda la formazione e le competenze di chi si occupa di marketing e comunicazione tramite i nuovi media.

Negli ultimi sei mesi un vortice di domande frullano vorticosamente nella mia mente: «Che cosa farò da grande? Possiedo le competenze necessarie per proseguire la strada che ho deciso di intraprendere per occuparmi di comunicazione, marketing e vendite online? Come posso accrescere le mie competenze in questo settore? Come posso sapere di averle ottenute? Come posso stimare il mio “valore” su questo mercato? E’ necessario focalizzare l’attenzione su un ambito più specifico per essere più competitivo?»

Piccolo passo indietro.

Sono ligure, nato “in provincia” e, visceralmente appassionato dalla tecnologia dall’età di 12 anni, ho sempre lavorato per accrescere le mie competenze tecniche sapendo che avrei sfondato, come si suol dire, in questo settore. Ho aperto la mia prima partita IVA il giorno successivo al mio diciottesimo compleanno; ho cambiato regione, lasciato la mia famiglia e tutto ciò che avevo per iniziare a lavorare in una grande metropoli appena un anno dopo. Ho sempre sentito di possedere ciò che serviva per vendere il mio prodotto e, consapevole di poterlo valorizzare grazie alla mia attitudine a comunicare il mio entusiasmo, non ho mai esitato nelle mie scelte. Nemmeno in quelle più difficile e contestate (come il fatto di non frequentare alcuna facoltà universitaria). Qualche anno dopo le circostanze mi hanno trascinato nuovamente nella mia terra natìa, dove ho costituito uno studio di consulenza che promuoveva l’innovazione nelle (piccole) realtà commerciali locali (dall’office automation alla presenza sul web, passando per l’introduzione di LAN, server locali e software gestionali..) ma, pur soddisfatto dell’attività svolta, ho nuovamente sentito il bisogno di puntare più in alto e più lontano.

Mi sono trasferito a Roma quattro anni fa (in questa sede cercherò di soprassedere sulla povertà comunicativa e sull’inesistente spinta verso l’innovazione di questa città) per dirigere il servizio clienti di un’azienda impiegata nel networking (housing/hosting; sviluppo e web design; formazione Cisco CCNA) - della quale attualmente gestisco il settore marketing/vendite - incominciando ad impiegare le mie energie per vendere un prodotto altrui (e non un servizio offerto da me!). Nonostante la grande importanza che il background tecnico rivesta in questa situazione - A morte i commerciali che non conoscono e comprendono i prodotti che vendono! - il mio impiego ha definitivamente (e consapevolmente) virato verso l’arte di comunicare per vendere.

Per rafforzare e valorizzare la qualità del mio lavoro (con il quale, se devo essere sincero, ho sempre ottenuto grandi risultati, oltre che molta soddisfazione e gratificazione economica) opero nella direzione della formazione continua, perseguita divorando testi universitari, pubblicazioni sul marketing in lingua originale e ovviamente blog. Ho deciso, inoltre, di sfruttare le straordinarie potenzialità della PNL, con l’obiettivo di conseguire la certificazione di Master Practitioner entro l’anno.

Tuttavia rimangono alcuni dubbi da fugare: alla tenera età di 25 anni, sbaglio ad abbandonare definitivamente l’idea di una laurea e di una formazione tradizionalmente riconosciuta? Può questo genere di formazione - in questo settore specifico - apportare conoscenze e competenze che non possano essere acquisite con l’esperienza sul campo? .. e soprattutto: sono in grado di “far parlare” il mio curriculum in assenza di una specializzazione a riguardo? Esiste un master “di valore” che possa frequentare senza laurea?

Studiare con l’obiettivo di laurearsi in tempi ragionevoli lavorando 11 ore al giorno non sarebbe un problema, se solo esistesse un corso di laurea adeguato e specifico per le mie aspirazioni. Sono forse io a non averlo trovato/cercato adeguatamente?

Mi piacerebbe davvero molto ascoltare l’opinione di chi nel settore del marketing e della comunicazione lavora da più tempo di me!

Inquinando blog e social media

Martedì, 12 Febbraio 2008

LinguaVi dirò: tutto sommato provo una certa soddisfazione nel non far parte di quella ristretta cerchia di blogger frequentemente invitati ad eventi o destinatari di omaggi e preziosi. Volente o nolente mi sentirei in qualche modo “comprato”.

Perché é piuttosto ovvio che se un evento viene organizzato da una grande azienda che pianifica il dialogo con i blogger all’interno di una strategia di marketing precisa e, magari, li omaggia di qualche gadget, ciò che spera é di ricevere una bella marchetta.

Giuro, non mi riferisco nello specifico al polverone di questi giorni su Microsoft.

Non pensate che io non sia mai contento: (“se un’azienda non sfrutta blog e social media per dialogare con il pubblico non é degna di essere presa in considerazione, ma se lo fa, allora cerca di corrempere i blogger”) semplicemente non amo che sistemi governati da meccanismi puri e spontanei vengano inquinati da iniziative di marketing pilotate e tutt’altro che genuine.

Le aziende devono assolutamente prender parte al dialogo con gli utenti dei social media, ma con la consapevolezza che i meccanismi che dirigono tali canali di comunicazione e che sanciscono il successo dell’iniziativa richiedono spontaneità, indipendenza, autonomia e genuinità di autori (blogger), opinioni e relazioni.

Non ho dubbi che finché i blogger si sentiranno una circoscritta elite (al punto da insultare altre persone “dall’alto della loro posizione” - e, signori miei, abbassiamo la cresta perché sembriamo dei critini!) le forzature dei suddetti meccanismi riusciranno senza fatica (benché le discussioni pilotate saranno sempre eccessivamente aspre o critiche).

Ma non appena, come accade a me, ognuno di voi si sentirà quasi a disagio quando verrà definito blogger (manco fosse una bestia rara o un’illuminato!) anche le aziende saranno obbligate a mettersi davvero in gioco, adattandosi alla blogosfera, piuttosto che tentando di plasmare la blogosfera a proprio piacimento.

Concludo rispondendo a coloro che mi hanno chiesto privatamente perché - predicando io così bene - la mia azienda non abbia un corporate blog: la risposta é che, per decisione del sottoscritto, un blog verrà aperto solo quando tutte le figure chiave dell’azienda vi potranno/vorranno partecipare, comprendendo a fondo i fondamenti della comunicazione non mediata con clienti e pubblico.

iPhone e Nikon d40: due brevi riflessioni del lunedì sera

Martedì, 17 Luglio 2007

EmailAl rientro da un weekend fuoriporta, riapro l’aggregatore che pullula di notizie non lette e mi soffermo su due storie che mi incuriosiscono alquanto.

Dario cita il nuovo contest che promette l’estrazione di una Nikon D40 messa in palio da DigitalToyShop e NeoTeo. Sono certo che questa iniziativa, similmente a quella promossa da Geekissimo per l’N95, otterrà un successo spropositato e che difficilmente verrà criticata com’é invece avvenuto in altri casi (fra i quali anche quello del sottoscritto).

Come promotore del primo contest di questo genere in Italia, vi dirò, che continuo a trovarle iniziative semplicemente divertenti, ingegnose e grey hat (neutrali, se vogliamo) e non mi scandalizzo della loro (meritata) resa. Avranno vita breve, s’intende, ma non trovo ragione, per ora, per penalizzarne (e criticarne) l’esistenza. Si tratta pur sempre di sperimentazioni di comunicazione e interazione sociale, o no?

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