Un paese civile
Giovedì, 1 Marzo 2007Questa é una testimonianza che descrive un paese moderno, nel quale le professioni nel settore IT vengono valorizzate per la loro importanza strategica! Ovviamente non si sta parlando del nostro paese.
Questa é una testimonianza che descrive un paese moderno, nel quale le professioni nel settore IT vengono valorizzate per la loro importanza strategica! Ovviamente non si sta parlando del nostro paese.
Leggo su Blog4biz il racconto delle prime esperienze imprenditoriali apparse su Second Life, il pianeta virtuale di Linden Lab (che ho personalmente sperimentato qualche settimana fa) attorno al quale pare fiocchino un sacco di quattrini.
Parrebbe inconcepibile per chiunque non abbia dimestichezza con nuove tecnologie e un’adeguata dose giornaliera di cultura digitale comprendere come si possano scambiare dollari americani per dollari “linden”, aventi un vero valore solo all’interno di una simulazione 3D digitale chiamata Second Life, o come (e perché) spendere migliaia di dollari americani per acquistare terra o isole inesistenti se non nei loro server.
Eppure é esattamente quel che accade oggigiorno.
Non molto differente dal fare business e guadagnare con un weblog, in effetti. In fondo la blogosfera non esiste nel mondo reale…
Visto che ne ho la possibilità, desidero mettere in risalto, su queste pagine, la mia opinione remixata sull’argomento “Libertà digitali“, che il Camisani tratterà al prossimo BarCamp di Torino.
(La questione, fra l’altro, calza perfettamente con Life 2.0: iniziativa ancora aperta per coloro che volessero contribuire sul Wiki di T.N.M.)
Dopo aver elencato alcuni esempi della comune, quotidiana vita digitale, Marco scrive:
Servono leggi adeguate al cambiamento in corso. Bisogna esigere tutela. Tanto quanto volete circolare per le strade della vostra città senza che vi sparino come nel far-west, dobbiamo esigere leggi che tutelino la vita online e le sue espressioni
C’é chi replica discutendo la necessità di « una legislazione a parte », chi vagheggia che « la legge dovrebbe tenere conto dei cambiamenti », chi altro, come il sottoscritto, ritiene che gli strumenti per la salvaguardia della personale libertà digitale siano già, in gran parte, nelle mani dell’utente-consumatore e che, in realtà, egli non li sappia sfruttare adeguatamente..
Evidentemente sono assolutamente fuori dal mainstream dell’opinione comune, come spesso accade.
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