Innovazione: il gatto che si morde la coda
23 Maggio 2008 - di Marco Cattaneo
Intrattenendo rapporti commerciali con numerose aziende IT italiane ogni giorno, noto un sostanziale limite culturale comune: la totale assenza nella mentalità di coloro che esercitano il potere decisianale del principio di innovazione, sostituito dalla prassi di mantenere inalterato lo stato delle cose il più a lungo possibile, per non alterare gli equilibri che «bene o male funzionano» (mi sento dire).
Di osare non se ne parla nemmeno.
Lo stato dell’economia locale non agevola di certo ricerca e sviluppo, così come questa tendenza alla staticità non favorisce lo sviluppo economico, la competitività e il progresso tecnologico.
Il circolo vizioso verrà interrotto dalla nuova generazione che, secondo le statistiche dell’università di Urbino pubblicate da Luca sta crescendo a pane e social media?
