La mia attività quotidiana - also known as: l’impiego che mi sfama e mi consente di sperperare denari in Mac e accessori - consiste nella gestione di un’azienda che opera, fra l’altro, come provider di servizi Web hosting e Housing. Per questa ragione la problematica delle registrazioni dei domini “.it” sollevata quest’oggi da Punto Informatico e recentemente promossa dal blog cambia-nic.blogspot.com mi é tristemente nota e rappresenta, fra l’altro, una delle mie più strenue battaglie personali.
Di cosa sto parlando esattamente ? Delle ferragginose, antiquate, ridicole norme che regolano l’ente italiano preposto all’assegnazione e alla registrazione dei domini di secondo livello del TLD “it” (la Registration Authority Italiana).
A differenza della registrazione di un dominio “.com” - che richiede semplicemente la compilazione di un modulo online e il relativo pagamento ad opera di qualunque soggetto (provider, utente finale, azienda, privato cittadino del mondo) - per ottenere un domini “.it” sono richieste:
- Residenza sul territorio italiano;
- Associazione del soggetto richiedente con un Provider-Mantainer (che si occupi di parte delle pratiche elettroniche, del billing e delle operazioni amministrative);
- Invio Fax (o snail mail) di Lettera di Assunzione responsabilità cartacea, su foglio unico intestato, compilato secondo le inflessibili norme tipografiche della R.A. (indirizzi completi anche dell’indicazione di provincia - due caratteri - e nazione, nomi di società con indicazione di sigla per tipologia sociale e indicazione estesa di tipologia soggetto giuridico, pena rifiuto della richiesta!) - NOTA: mediamente sono richiesti 3-4 invii del medesimo fax perché venga accettato!
- Invio modulo elettronico da parte del Mantainer (sorvoliamo sui dettagli)
- Due zone DNS attive, verificabili e formalmente ineccepibili (con tanto di verifica di ogni hostname citato nella medesima zona!!)
- Attesa media di 48-72 ore per la registrazione effettiva.
Come se non bastasse, le linee fax per l’invio L.A.R. sono costantemente occupate, spesso ricevono fax illeggibili (chissà come mai, solo quelli che inviamo a loro sono al 50% illeggibili!) e richiedono che il fax del mittente abbia un CSID valido (e non quello di default dell’apparecchio fax!)
Allora, prima di parlare di innovazione, di costringere artigiani e commercianti a dotarsi di un sito Internet, di tirare in ballo neutralità della rete, copertura ADSL o simili vediamo di modernizzare l’ente che si occupa della primaria attività necessaria a portare le imprese in rete e che, da vent’anni, lavora con gli stessi assurdi metodi!
Il polverone e le accese discussioni sul tema potrebbero finalmente smuovere la vergognosa situazione del “Nic”. Alzate la voce!