Solo una questione di terminologia

Martedì, 8 Maggio 2007

Life 2.0Il mestiere che Luca vorrebbe fare da grande - e che lui chiama conversational media consultant - io lo chiamo, ad ampio rispiro, digital coach. Ma tant’é, che sempre di insegnare a comunicare e di vivere l’universo digitale che ci circonda, si tratta.

Accettiamo prenotazioni. Siamo i personal trainer per il vostro digital work out quotidiano.

Divulgazione impossibile: la tecnologia non interessa

Giovedì, 8 Marzo 2007

EmailL’analisi di alcuni case studies, fra i quali uno particolarmente eclatante - la mia ragazza - mi consente di esprimere con maggior cognizione di causa la mia opinione in merito alla divulgazione di tecnologia e new media nella quotidianità dell’italiano medio: le opportunità offerte dalla tecnologia non interessano e non stimolano a sufficienza le necessità delle cosidette “persone comuni.

La semplicità d’uso e l’accessibilità dei servizi online non costituiscono gli ostacoli primari alla loro diffusione, da invidividuare, in realtà, nella pigrizia, nella poca consapevolezza delle potenzialità offerte e nella scarsa curiosità rivolta a un mondo sconosciuto.

Parliamoci chiaro: quando sorge la necessità inderogabile di affrontare una problematica o svolgere un’operazione attraverso la rete, si smuovono mari e monti, si reperisce un accesso alla rete e ci si arrangia nel tentativo di risparmiare sulle prossime vacanze all’estero o su una lunga fila in banca per effettuare un bonifico, ma ogni qualvolta vi sia una seppur minima alternativa di poter evitare una connessione all’oscuro cyberspazio (già, lo chiamano ancora così..), ci si adagia nel limbo di una vita 1.0, dove piuttosto che installare una linea ADSL, si preferisce consultare la vecchia cara enciclopedia cartacea che giace impolverata sullo scaffale.

« Per quale motivo non ti dedichi a scoprire cosa Internet ti può offrire oltre al downoad (legale) di pochi brani musicali al mese o all’invio di missive ai tuoi amici all’estero? Nessuna curiosità su ciò che non conosci così bene come pensi ? »

La risposta é più volta stata: « Perché non ne ho bisogno »

Nessuna consapevolezza della direzione nella quale la vita quotidiana li condurrà in futuro; dei requisiti che i prossimi datori di lavoro esigeranno o dei nuovi traguardi che conoscenza e cultura possano raggiungere grazie alla rete.

Generalizzo eccessivamente?

Qual é la vostra opinione? Trovate riscontro nelle argomentazioni che ho ascoltato?

Personalmente ne esco assolutamente distrutto e sconfortato: non é sufficiente la curiosità per spingere le persone ad affrontare la tecnologia, che gli semplificherà ed arricchirà la vita da qui in avanti ?

Il tempo é denaro

Martedì, 3 Ottobre 2006

Innovazione, RiflessioniSono stanco di notare come le aziende di cui sono cliente non si rendano conto del valore del mio tempo.
Non vedo per quale motivo si debba pagare per un servizio reso, ma non si debba essere rimborsati quando si é obbligati a spender tempo per risolvere problemi o gestire anomalie di quel servizio.

Come si possono trascorrere ore ed ore al telefono con un call center per questioni inerenti responsabilità altrui ? Come sopportare il fastidio di inviare Fax, raccomandate e comunicazioni di disdetta per servizi attivati in pochi secondi per telefono o, addirittura, mai richiesti ?

Nell’ottica di un comportamento eticamente ineccepibile (dal quale, mi rendo conto, le aziende italiane risultano essere ancora molto lontane) risulta indispensabile valutare il danno - in termini di tempo - arrecato ai propri clienti a causa di errori gestionali, amministrativi o tecnici, assegnando un congruo rimborso.

Cari colleghi, pensate si tratti di una richiesta esagerata ? Disponete di esempi interessanti nel panorama internazionale ?