La danza dell’esistenza digitale
Mercoledì, 30 Aprile 2008
Oltre che un po’ pigro, ammetto di essere ampiamente dipendente dalla rete per un’innumerevole serie di attività che mi semplificano e velocizzano la vita di tutti i giorni, gli acquisti e gli oneri che un ragazzo che lavora dieci ore al giorno e vive solo in una città che non é la sua, deve sopportare.
La mia linea telefonica di casa squilla anche sul telefono voip dell’ufficio, per consentirmi di rispondere anche se sono al lavoro; il mio MacBook é sintonizzato per tutta la giornata sulle telecamere IP che sorvegliano casa; la maggior parte dei miei acquisti passano per Internet e carta di credito - anche quando potrei acquistare quel libro nel negozio sottocasa, se fosse aperto quando ne ho bisogno; spesa online su E-Coop.it; videoregistrazioni digitali inoltrate al mio decoder tramite il portale Sky; servizi E-mail-to-Fax e raccomandate online per reclami e comunicazioni; pagamenti rigorosamente elettronici tramite home banking e carte di credito, per azzerare il traffico di inutile contante.
La quotidianità scorre, insomma, fra un login e un logout, all’insegna di una costante e considerevole occupazione di banda.
Chi mi legge é probabilmente abituato quanto me a sfruttare i canali che Internet offre per semplificare la propria vita, ma in queste condizioni non si smette mai di sentirsi - almeno in Italia - una sorta di pioniere.
Ti aspetti che il comune di Roma abbia una procedura online per richiedere il cambio di residenza - e invece attendi giorni per ricevere il PIN via snail mail per accedere a servizi d’insignificante valore; speri che il sito della regione Lazio faccia il suo dovere e ti consenta di scegliere il medico di base, ma alla fine ti rassegni a un errore di accesso negato che il CMS di poslazio.it restituisce da settimane ad ogni tentativo di iscrizione; preghi che il customer care Vodafone riesca a sbrogliare l’errore commesso da shop.190.it e che tu riesca a ricevere la tua nuova SIM prima che venga messo in funzione il network GSM di quinta generazione.
Dura la vita del cittadino digitale, che spesso combatte contro una realtà talmente analogica da farti pensare di appartenere a un altro pianeta.
A volte ti chiedi che sarebbe successo se quel giorno ti fossi fatto una bella passeggiata, piuttosto che sottoscrivere il tuo primo abbonamento dial-up per 450 mila lire. Avresti tardato qualche anno a trasformarti in un’icona del consumismo Internet-addicted e forse, saresti uguale a tutti coloro che quando sentono il termine iu tiub lo considerano un insulto personale.
Avresti vissuto, in seguito, in linea con la cultura del tuo tempo, utilizzando i social network senza sapere cosa fosse un “social network” e inoltrando E-mail all’anagrafe del tuo comune, con impiegati pronti a risponderti.
Nel 2020.
Una delle migliori esperienze d’acquisto mai sperimentate dal sottoscritto é quella offerta da
Nell’era in cui il commercio elettronico di beni e servizi diviene pane quotidiano non solo per i denti di tecnofili e Internet-addicted, ma anche di larghe fette di nuovi utenti business e consumer, le operazioni di customer care rappresentano un tassello essenziale per poter fornire una user experience e una customer satisfaction di buon livello.
