Concludete voi / Come fare divulgazione?

2 Ottobre 2007 - di Marco Cattaneo

Social NetworkQualcuno di voi lo chiede a me ed io ripropongo la questione come riflessione comune: cosa significa fare divulgazione? come e quando mettere in atto questa pratica ?

Soffermiamo la nostra attenzione sul significato del termine, innanzitutto.

divulgare: parlare tra il volgo, render comune, generale. Render pubblico, far noto a tutti: riferito a notizie, fatti…

(via Etimo)

Rendere comune, pubblico, significa evidentemente operare fuori dal consueto ambito nel quale l’argomento oggetto della divulgazione é già chiaro e conosciuto. Primo errore comune: tentare di fare divulgazione tramite strumenti che operino esclusivamente nel suddetto ambito. (come i Blog, per parlare di tecnologia!!).

Relativamente al quando, suggerisco come idea nella personale quotidianità offline, con chiunque ci stia attorno e dimostri curiosità.

Infine, per il come, azzarderei sfruttando un’evidente o sopita necessità, ovvero partendo dal problema che determinate tecnologie possono risolvere (lo sviluppo di relazioni professionali, per i social network; l’accesso alla pubblica opinione, a notizie di prima mano, per i blog; la condivisione e la collaborazione della informazioni in azienda, per i wiki; etc.), risalendo, quindi, al perché farlo attraverso nuovi canali piuttosto che tramite quelli tradizionali, sino ad arrivare a parlare del mezzo vero e proprio, che potrà essere descritto schematicamente per flussi logici.

Cosa ne pensate?

Collaboriamo per porre le basi del futuro di ciò che ci sta a cuore (e perdonatemi se vi sono sembrato troppo “teorico”).



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2 commenti, prendi parte anche tu alla discussione! su “Concludete voi / Come fare divulgazione?”

  1. Marco dice:

    Dal mio punto di vista abbiamo assistito in questi anni ad un salto di qualità nel campo della divulgazione; ci siamo resi conto che per comunicare (sia in verticale con “il volgo” che orizzontalmente con “i pari”) qualcosa di complesso non c’è necessariamente bisogno di banalizzarlo.

    Le nuove tecnologie, con tutti i loro limiti, i loro gap e i loro divide, hanno realmente contribuito a diffondere una cultura della comunicazione e probabilmente contribuiscono a rinnovare le idea fondamentali della democrazia.

    La curiosità secondo me non basta; può essere un puntello iniziale ma non duraturo.

    Per essere attori della divulgazione (sia attivamente che passivamente) ci vuole una certa filosofia (nel senso etimologico del termine) e provare quel grandissimo piacere che è fare qualcosa solo perché si è liberi di farla.

  2. Marco dice:

    Divulgare.. Quando hanno “inventato” questo termine, la comunicazione era agli arbori. Era necessario divulgare per rendere partecipi le persone, gli abitanti delle zone limitrofe a dove erano accaduti i fatti da “condividere”. Per superare gli sbarramenti di montagne o mari, alle notizie era necessario molto tempo e la divulgazione diventava novella, leggenda o favola.

    Oggi la tecnologia ha reso divulgare un verbo con un significato diverso, secondo me, ha trasformato il modo e il tempo regalandoci sistemi efficacissimi di dialogo a distanza senza limiti.

    Oggi il problema non sono più le montagne o il mare ma il tempo.. quello che manca sempre per decifrare i milioni di imput e informazioni sgretolate che ci arrivano alle orecchie ma sopratutto davanti agli occhi.

    Quindi si deve re-imparare a divulgare, cercando di non aumentare la frammentazione delle notizie ma dare agli altri notizie, informazioni e gossip vari evitando di nasconderli dietro a qualcosa di diverso, di occultarli, rendendo l’informazione semplice e alla portata di tutti in maniera tale che domani, perchè non ci vorra tanto più tempo, anche chi non è web-addicted, sia capace di decifrare ciò che lo travolgerà.
    Il tutto, magari, con un pò di passione, curiosità e poesia.

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