Senza parole
Sabato, 2 Settembre 2006Nell’ambito di una conversazione sostenuta con un collega (nientemeno che tramite AIM, un instant messaging poco considerato nel vecchio continente) si é parlato di una mia idea per il rilancio di una piccola realtà aziendale in chiave web 2.0. « Si potrebbe introdurre un sistema di social ranking e sfruttare il modello web 2.0 per introdurre un approccio collaborativo e aperto nella comunicazione verso i clienti e nel rilevamento dei disservizi », sentenzio, per chiarire meglio il piano di rinnovamento.
« Non ti seguo.. », mi sento rispondere, come se chiedessi di del.icio.us a mia madre cinquantenne.
« Massì, social ranking, hai presente digg ? Web 2.0, anche come stile grafico.. »
« Guarda, non ne so niente.. » Sentenzia il “collega”.
Sgrano gli occhi (grazie a dio non l’avevo di fronte) e attendo, attonito, una smentita. Che non arriva.
Un professionista affermato, impiegato da nove anni nel settore IT, direttore commerciale di un’azienda affine alla mia, non ha la minima idea di che cosa io intenda con il termine “web 2.0″..
« Mi stai prendendo in giro ? », gli chiedo divertito, « Quand’é l’ultima volta che hai letto un blog ? »; « Sai che non ho tempo per le confessioni dei ragazzini.. », mi risponde.
Cosa credono sia davvero rilevante, i manager del Bel Paese, per la loro quotidiana formazione ? Lavorano in rete, vivono dinnanzi la loro mailbox, ma sono realmente in grado di sfruttarne le potenzialità ?
A chi affidiamo il futuro della nostra economia e della nostra evoluzione tecnologica ?


