Archivio per la categoria ‘Riflessioni e approfondimenti’

Precarietà dell’idea di precarietà

Lunedì, 9 Giugno 2008

Ogni qualvolta a un blogger o a un’appassionato di tecnologia verrà in mente di parlare di precarietà - come oggi é molto di moda - potrà rileggersi l’articolo di stamani di Luca Conti, del quale riporto un solo passaggio:

Un articolo recentemente pubblicato sul Wall Street Journal lo spiega molto bene: la nuova frontiera dell’America oggi è l’impresa personale, potenziata dalla pervasività della tecnologia e di Internet. A sostegno di questa tesi vengono portati casi concreti, dati statistici, indagini demoscopiche sui giovani americani. Negli USA oggi il posto fisso è visto come il male; in Italia probabilmente siamo ancora lontani da questa percezione, ma ci arriveremo anche noi, piano piano.

Qual é la mia opinione sulla percezione tutta italiana del posto fisso come panacea di tutti i mali ?

Ritengo che serva molta più determinazione, impegno e fiducia in se stessi di quanto i giovani d’oggi possiedano per fondare il proprio futuro sulle proprie forze e sulla propria passione, piuttosto che su un indissolubile patto con il diavolo che garantisca loro uno stipendio vita natural durante.

Aperitivi, etichette e Mac pro

Giovedì, 17 Maggio 2007

Scriverò di getto, poiché l’euforia di aver letto cotante perle di saggezza (e di aver appena finito di divorare mezzo chilo di sushi) é tale da non consentirmi lucide riflessioni.

Wikipedia LogoParto da un post di Alberto (che non posso non citare per mia naturale tendenza alla polemica): condivido il giudizio sulla triste scelta di invitare 100 blogger (i 100 più influenzati), poiché porre limiti alla fisiologica evoluzione di un incontro sociale di questo genere é piuttosto innaturale e controproducente, soprattutto visto che la categoria é composta di gente da BarCamp (fra la quale NON mi annovero).

Anche il sottoscritto - per continuare a condividere gli arguti giudizi del Mucignat - é alquanto infastidito dalla reiterata attribuzione dello “status di blogger”, appeso come una lettera scarlatta sulla schiena di coloro che sfruttano semplicemente un mezzo per ottenere uno scopo, così come se lo stessero facendo solo per il gusto di sentirsi più cool. E’ lo scopo che conta.

Non v’é dubbio che si attribuiscano meriti e professionalità sproporzionate a coloro che hanno scelto un blog per esprimere la loro opinione. Si dovrebbe, piuttosto, penalizzare chi non lo ha ancora fatto, per evidente miopia e scarsa propensione alla trasparenza e valutare ciò che viene scritto, non il solo fatto che venga scritto.

Paul estremizza, ma non ha nemmeno tutti i torti: la tendenza a conformarsi alle mode passeggere e ad emergere per anzianità non piace nemmeno a me (soprattutto visto che la barba di due giorni non mi dona per nulla).

Purtroppo ciò tanto da lavura’ e tutto questo tempo per tre BarCamp al mese non me lo riesco a ritagliare, perché le giornate le trascorro ad accrescere la mia professionalità, piuttosto che vivere in un’aurea di luce diffusa. E ho come l’impressione che molti altri facciano lo stesso, disertando gli eventi mondani, ma discutendo fra loro a bassa voce.

Ah. A proposito: ho comprato un Mac Pro Xeon Quad-core, con 4 Giga di R.A.M. e 1 terabyte di storage, ma visto che da tre giorni stavo cercando di scriverne senza successo, mi brucio la notizia in chiusura di post.

Google Internet? pensateci prima

Lunedì, 16 Aprile 2007

Google LogoTiziano e, a monte, Google Blogoschope ironizzano sulle recenti acquisizioni strategiche effettuate da Google Inc. fra colossi dell’informazione e provider di servizi 2.0, ponento l’accento - come é già ampiamente avvenuto nella blogosfera italiana - sulle connesse problematiche di libertà e privacy per gli utenti.

Francamente, a proposito a questa tendenza, non ho alcuna preoccupazione. Come ho l’impressione di aver già scritto in passato, non saprei davvero giudicare quale sarebbe il male minore fra il frammentare le proprie informazioni sugli hard disk di mille piccole realtà (spesso non regolate da concrete norme sulla conservazione e il trattamento dei dati) o concentrarle in mano a una sola grande azienda, che (forse) potrebbe decidere di non venderle, consultarle o distruggerle da un giorno all’altro.

Una cosa é certa: Google Inc. ha compreso, forse prima di tutti gli altri, che possedere il controllo delle informazioni é molto più importante e redditizio che non chiedere l’obolo all’utente finale per il singolo servizio offerto. E su questo concetto sta costruendo il suo impero.

Sono probabilmente gli stessi utenti a compiere l’errore più grave, considerando erroneamente che scegliere di utilizzare un servizio gratuito (e depositarvi parte della propria vita digitale) non comporti oneri, rischi o possibili violazioni della loro sicurezza e privacy.

I suddetti rischi, per concludere, sono piuttosto ovvii, oltre che inevitabili. L’importante é che ne siate coscienti.