Archivio per la categoria ‘Conversational Media’

SEO, Viral Marketing e iPhone3G: SUSHI EXPLOSIVE MIX!

Giovedì, 10 Luglio 2008

Con gioia per gli amici Fabrizio e Letizia e con un pizzico d’orgoglio per il lavoro di Online Marketing e SEO svolto per loro conto, ho appreso che il sushi take away del quale scrissi un annetto fa  é stato “indicato” sulle google maps nelle campagne pubblicitarie nazionali del nuovo Apple iPhone 3G (in ogni immagine, video o poster che parli di mappe e GPS).

Oltre al caso personale, questa esperienza può essere utile per convincere chiunque abbia ancora dubbi sull’uso di social e conversational media per dare visibilità ad attività commerciali di qualunque calibro.

Un mix di tecniche SEO “white hat” - che hanno portato il loro sito in prima posizione su google per le keyword scelte - campagne Adwords, passaparola e citazioni su blog, nonché il contatto di PR Apple attraverso LinkedIn, ci ha regalato un risultato straordinario (e, ovviamente, un record nelle pagine servite dal web server!)

Vi ho convinti ?

Se la risposta é negativa, siete invitati a pranzo (si fa per dire.. siete ospiti solo se siete donne con meno di trent’anni, single, di bella presenza e dalla corretta dizione :-P) in Via Brunetti 6, a Roma (Centro Storico), per fare due chiacchiere.

Web 2.0 e imprese, il mio punto di vista

Lunedì, 15 Ottobre 2007

Web 2.0In un pomeriggio di minor impegno, dopo aver completato le pulizie di primavera nel mio LinkedIN network, ho ragionato su una question che un membro del medesimo s.n. ha proposto ai propri contatti, di cui faccio parte.

A.S. scrive:

Quali sono i cambiamenti dell’organizzazione e del lavoro a seguito dell’avvento del Web 2.0?

Qual è la motivazione principale che spinge le aziende ad implementare soluzioni di tipo Web 2.0?
Una survey condotta recentemente da IDC su un campione di circa mille responsabili IT, indica come risposta “Migliorare la collaborazione interna”
Altre risposte sono state
- Migliorare i servizi offerti ai clienti
- Migliorare la collaborazione con l’esterno
- Tematiche di compliance
- Volontà di sviluppare prodotti e servizi innovativi.

C’è dell’altro? E soprattutto cosa cambia e perchè nei modelli organizzativi?

Leggo e rileggo la domanda, cercando di capire cosa la mia mente rifiuti di comprendere.

Focalizzo l’attenzione sul significato del termine Web 2.0, che al sottoscritto appare talmente chiaro da essere considerato inequivocabile.

Il concetto di Web 2.0, maturato sino ad oggi nella mente di coloro che ne sfruttano quotidianamente le manifestazioni, é poliedrico e può essere analizzato dal punto di vista delle tecnologie che lo rendono possibile, degli approcci consentiti agli utenti dei suoi servizi, degli stili grafici e di layout che ne caratterizzano le interfacce e delle relazioni sociali che vengono promosse e ne scaturiscono (questo é ciò che cercai di identificare quando chiesi l’aiuto dei miei lettori, un anno fa).

Da dove sorge la difficoltà nell’individuare il significato di Web 2.0 e di classificare (come appartenenti o meno) determinati servizi ? Da dove la confusione nell’uso errato del termine ? Esattamente dalla sua molteplicità di forme e, in secondo luogo, dall’ambito nel quale il termine é nato (servizi web consumer) in relazione agli ambiti in cui, successivamente, si sta diffondendo (quello corporate, ad esempio).

Nuove tecnologie per la gestione degli user-generated contents (blog, wiki, cms in genere); nuove modalità di organizzazione dei contenuti (folksonomia); nuove reazioni e approcci da parte degli utenti che le utilizzano (partecipazione e commenti), nuove attenzioni user-centriche per grafica e design, nuove potenzialità di relazione fra gli utenti (network sociali): la presenza di questi differenti fattori si rileva senza ombra di dubbio nella totalità dei servizi online di successo degli ultimi anni, ma difficilmente si può già applicare a soluzioni e servizi aziendali d’avanguardia, con i quali condividono, invece, i soli aspetti tecnologici.

E’ opportuno parlare di Web 2.0, a mio parere, esclusivamente nell’occasione in cui ogni aspetto dell’”idea” appena definita si manifesti nella sua completezza, diversamente l’utilizzo risulterebbe improprio. (Come nel caso sopraccitato).

Veniamo ora alla risposta a quanto richiesto da A.S.

Le imprese non scelgono soluzioni “Web 2.0″ perché ne percepiscono il vero valore e poliedricità, ma solo perché coltivano l’illusione di poter ottenere un notevole ritorno economico e d’immagine, con molta semplicità e poco sforzo.

La motivazioni per le quali un’azienda dovrebbe invece farlo?

- L’idea di promuovere la collaborazione e la partecipazione del proprio staff nei processi organizzativi e decisionali;

- L’opportunità di comunicare in maniera diretta e non-mediata con clienti e fornitori;

- La possibilità - indiretta e “di riflesso” - di raggiungere nicchie di mercato per le quali difficilmente si potrebbero gestire campagne marketing tradizionali sostenibili.

Quali sono i requisiti per un corretto approccio al fenomeno?

Consapevolezza teorica di cosa sia il Web 2.0 ed esperienza da parte degli stessi manager e presidenti d’azienda, in qualità di utente, dei servizi Web 2.0 più conosciuti.

Per soddisfare tali requisiti, abbiamo sicuramente ancora molto da lavorare..

Concludete voi / Come fare divulgazione?

Martedì, 2 Ottobre 2007

Social NetworkQualcuno di voi lo chiede a me ed io ripropongo la questione come riflessione comune: cosa significa fare divulgazione? come e quando mettere in atto questa pratica ?

Soffermiamo la nostra attenzione sul significato del termine, innanzitutto.

divulgare: parlare tra il volgo, render comune, generale. Render pubblico, far noto a tutti: riferito a notizie, fatti…

(via Etimo)

Rendere comune, pubblico, significa evidentemente operare fuori dal consueto ambito nel quale l’argomento oggetto della divulgazione é già chiaro e conosciuto. Primo errore comune: tentare di fare divulgazione tramite strumenti che operino esclusivamente nel suddetto ambito. (come i Blog, per parlare di tecnologia!!).

Relativamente al quando, suggerisco come idea nella personale quotidianità offline, con chiunque ci stia attorno e dimostri curiosità.

Infine, per il come, azzarderei sfruttando un’evidente o sopita necessità, ovvero partendo dal problema che determinate tecnologie possono risolvere (lo sviluppo di relazioni professionali, per i social network; l’accesso alla pubblica opinione, a notizie di prima mano, per i blog; la condivisione e la collaborazione della informazioni in azienda, per i wiki; etc.), risalendo, quindi, al perché farlo attraverso nuovi canali piuttosto che tramite quelli tradizionali, sino ad arrivare a parlare del mezzo vero e proprio, che potrà essere descritto schematicamente per flussi logici.

Cosa ne pensate?

Collaboriamo per porre le basi del futuro di ciò che ci sta a cuore (e perdonatemi se vi sono sembrato troppo “teorico”).