Articoli: ‘Comunicazione’


Comunicare attraverso un biglietto da visita

Giovedì, 5 Giugno 2008

In un recente passato ho mostrato un esemplare di biglietto da visita in pvc, tranlucido, molto simile a una carta di credito, che avevo fatto realizzare dall’inglese Plasmadesign per la mia attività commerciale. La soluzione, più unica che rara, ottiene tutt’oggi molti consensi e genera stupore in coloro che incontro e con i quali porto a termine il canonico scambio di business card.

Un biglietto da visita di tale originalità viene spesso conservato con più cura, si usura difficilmente e può fornire alla vostra attività un’immagine nuova e dinamica.

Daniela di Pinkograf mi ha recentemente contattato per mostrarmi alcuni campioni del loro prodotto - un biglietto in pvc molto simile, che potete osservare nella galleria flickr appositamente approntata e ordinare direttamente da loro, in Italia!

Con piacere informo di questa opportunità i molti che mi hanno contattato per ottenere chiarimenti e vi presento l’offerta che Pinkograf dedica ai lettori di questo blog: 500 biglietti da visita in PVC traslucido (0.3 micron di spessore) a 100 Euro! (contattateli direttamente e comunicate loro la fonte della vostra offerta!)

Come sapete sono molto attento a ogni forma di comunicazione e questa, fra le tante, é una forma fresca che non smette mai di stupirmi e compiacermi!

Quando la comunicazione é sopraffatta dal rumore

Giovedì, 15 Maggio 2008

Senza l’intento di generare una reazione a catena ho deciso quest’oggi, grazie a Giovy, goccia che ha fatto traboccare il vaso, di chiudere definitivamente il mio account Twitter.

IMSono una persona che ama profondamente comunicare (sino ad averne fatto una professione) e riconosco un importante valore di aggregazione sociale e, a tratti, d’informazione a strumenti come Twitter, ma più tali strumenti acquisiscono utenti e incrementano il proprio traffico, più i messaggi rilevanti vengono soffocati da un fastidioso e spesso inutile rumore di fondo. Divenuto ormai per me insopportabile.

Ogni giorno lavorativo degli ultimi 17 mesi ha visto presente sul mio desktop una finestra di messaggi twitter dei miei contatti. Ogni giorno da quando scrissi il mio primo cinquettio:

MarcoC: pensa che usare twitter possa rappresentare un buon esperimento di comunicazione sociale

Nel tempo mi sono chiesto quale ragion d’esistere avesse twitter e come si potesse giustificare il suo dilagante successo:

Diverrà forse Twitter la nuova Ansa della blogosfera internazionale ? L’agenzia tramite la quale le stesse aziende diffonderanno seriamente le loro notizie, private degli orpelli di un comunicato stampa ?

..colmerà il gap fra le modalità di diffusione delle breaking news dei mainstream media e quella dei blogger?

La risposta che ho trovato nella mia esperienza é no, Twitter non é uno strumento che i suoi utilizzatori siano stati in grado di sfruttare per le sue potenzialità ed é stato trasformato, al contrario, in un grande canale IRC per simpatici intermezzi da coffee break virtuali.

I cinguettii di twitter hanno interrotto migliaia di volte ogni genere di attività imperversasse sul mio desktop, ma raramente hanno fornito un vero valore alla comunicazione fra gli individui che vi partecipano.

Se avete bisogno di me, sapete dove trovarmi, ma non su twitter.

Web 2.0 e imprese, il mio punto di vista

Lunedì, 15 Ottobre 2007

Web 2.0In un pomeriggio di minor impegno, dopo aver completato le pulizie di primavera nel mio LinkedIN network, ho ragionato su una question che un membro del medesimo s.n. ha proposto ai propri contatti, di cui faccio parte.

A.S. scrive:

Quali sono i cambiamenti dell’organizzazione e del lavoro a seguito dell’avvento del Web 2.0?

Qual è la motivazione principale che spinge le aziende ad implementare soluzioni di tipo Web 2.0?
Una survey condotta recentemente da IDC su un campione di circa mille responsabili IT, indica come risposta “Migliorare la collaborazione interna”
Altre risposte sono state
- Migliorare i servizi offerti ai clienti
- Migliorare la collaborazione con l’esterno
- Tematiche di compliance
- Volontà di sviluppare prodotti e servizi innovativi.

C’è dell’altro? E soprattutto cosa cambia e perchè nei modelli organizzativi?

Leggo e rileggo la domanda, cercando di capire cosa la mia mente rifiuti di comprendere.

Focalizzo l’attenzione sul significato del termine Web 2.0, che al sottoscritto appare talmente chiaro da essere considerato inequivocabile.

Il concetto di Web 2.0, maturato sino ad oggi nella mente di coloro che ne sfruttano quotidianamente le manifestazioni, é poliedrico e può essere analizzato dal punto di vista delle tecnologie che lo rendono possibile, degli approcci consentiti agli utenti dei suoi servizi, degli stili grafici e di layout che ne caratterizzano le interfacce e delle relazioni sociali che vengono promosse e ne scaturiscono (questo é ciò che cercai di identificare quando chiesi l’aiuto dei miei lettori, un anno fa).

Da dove sorge la difficoltà nell’individuare il significato di Web 2.0 e di classificare (come appartenenti o meno) determinati servizi ? Da dove la confusione nell’uso errato del termine ? Esattamente dalla sua molteplicità di forme e, in secondo luogo, dall’ambito nel quale il termine é nato (servizi web consumer) in relazione agli ambiti in cui, successivamente, si sta diffondendo (quello corporate, ad esempio).

Nuove tecnologie per la gestione degli user-generated contents (blog, wiki, cms in genere); nuove modalità di organizzazione dei contenuti (folksonomia); nuove reazioni e approcci da parte degli utenti che le utilizzano (partecipazione e commenti), nuove attenzioni user-centriche per grafica e design, nuove potenzialità di relazione fra gli utenti (network sociali): la presenza di questi differenti fattori si rileva senza ombra di dubbio nella totalità dei servizi online di successo degli ultimi anni, ma difficilmente si può già applicare a soluzioni e servizi aziendali d’avanguardia, con i quali condividono, invece, i soli aspetti tecnologici.

E’ opportuno parlare di Web 2.0, a mio parere, esclusivamente nell’occasione in cui ogni aspetto dell’”idea” appena definita si manifesti nella sua completezza, diversamente l’utilizzo risulterebbe improprio. (Come nel caso sopraccitato).

Veniamo ora alla risposta a quanto richiesto da A.S.

Le imprese non scelgono soluzioni “Web 2.0″ perché ne percepiscono il vero valore e poliedricità, ma solo perché coltivano l’illusione di poter ottenere un notevole ritorno economico e d’immagine, con molta semplicità e poco sforzo.

La motivazioni per le quali un’azienda dovrebbe invece farlo?

- L’idea di promuovere la collaborazione e la partecipazione del proprio staff nei processi organizzativi e decisionali;

- L’opportunità di comunicare in maniera diretta e non-mediata con clienti e fornitori;

- La possibilità - indiretta e “di riflesso” - di raggiungere nicchie di mercato per le quali difficilmente si potrebbero gestire campagne marketing tradizionali sostenibili.

Quali sono i requisiti per un corretto approccio al fenomeno?

Consapevolezza teorica di cosa sia il Web 2.0 ed esperienza da parte degli stessi manager e presidenti d’azienda, in qualità di utente, dei servizi Web 2.0 più conosciuti.

Per soddisfare tali requisiti, abbiamo sicuramente ancora molto da lavorare..