Inquinando blog e social media
12 Febbraio 2008 - di Marco Cattaneo
Vi dirò: tutto sommato provo una certa soddisfazione nel non far parte di quella ristretta cerchia di blogger frequentemente invitati ad eventi o destinatari di omaggi e preziosi. Volente o nolente mi sentirei in qualche modo “comprato”.
Perché é piuttosto ovvio che se un evento viene organizzato da una grande azienda che pianifica il dialogo con i blogger all’interno di una strategia di marketing precisa e, magari, li omaggia di qualche gadget, ciò che spera é di ricevere una bella marchetta.
Giuro, non mi riferisco nello specifico al polverone di questi giorni su Microsoft.
Non pensate che io non sia mai contento: (“se un’azienda non sfrutta blog e social media per dialogare con il pubblico non é degna di essere presa in considerazione, ma se lo fa, allora cerca di corrempere i blogger”) semplicemente non amo che sistemi governati da meccanismi puri e spontanei vengano inquinati da iniziative di marketing pilotate e tutt’altro che genuine.
Le aziende devono assolutamente prender parte al dialogo con gli utenti dei social media, ma con la consapevolezza che i meccanismi che dirigono tali canali di comunicazione e che sanciscono il successo dell’iniziativa richiedono spontaneità, indipendenza, autonomia e genuinità di autori (blogger), opinioni e relazioni.
Non ho dubbi che finché i blogger si sentiranno una circoscritta elite (al punto da insultare altre persone “dall’alto della loro posizione” - e, signori miei, abbassiamo la cresta perché sembriamo dei critini!) le forzature dei suddetti meccanismi riusciranno senza fatica (benché le discussioni pilotate saranno sempre eccessivamente aspre o critiche).
Ma non appena, come accade a me, ognuno di voi si sentirà quasi a disagio quando verrà definito blogger (manco fosse una bestia rara o un’illuminato!) anche le aziende saranno obbligate a mettersi davvero in gioco, adattandosi alla blogosfera, piuttosto che tentando di plasmare la blogosfera a proprio piacimento.
Concludo rispondendo a coloro che mi hanno chiesto privatamente perché - predicando io così bene - la mia azienda non abbia un corporate blog: la risposta é che, per decisione del sottoscritto, un blog verrà aperto solo quando tutte le figure chiave dell’azienda vi potranno/vorranno partecipare, comprendendo a fondo i fondamenti della comunicazione non mediata con clienti e pubblico.

12 Febbraio 2008 at 12:47
Cosa penso? che a volte le aziende si portano in casa gruppi più simili a un raduno di alpini che a una “elite” di professionisti…
12 Febbraio 2008 at 14:01
Sono assolutamente d’accordo con te. Spesso questi eventi sono palesemente forzati e costruiti, come è vero che troppo spesso i blogger intascano doni e inviti, ma poi pretendono di fare la parte degli innocenti senza macchia.
Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca…L’indipendenza, la stima e l’autorevolezza si guadagna anche con le rinuncie.
12 Febbraio 2008 at 15:06
Certo che ne avete di tempo da buttare ;)
Scrosci di pugnette a parte parlo per _ME_: se mi avessero regalato una copia di Vista dopo lo sbattimento di essere andato a Roma e aver ascoltato e presieduto l’avrei presa. Punto.
Pazienza che NON possieda macchine windows se non virtualizzate, pazienza che NON installerei Vista nemmeno al mio peggior nemico (solo per il peso e per lo spreco di risorse). non importa. Mi tengo la copia, la regalo alla sorellina, la regalo ad un amico. Ci faccio la polvere… Non so…
Comunque sia se mi vogliono regalare quacosa e a me fa vagamente comodo lo prendo. E lo direi anche, tanto un bel “chissnefrega”?!?!
Soprattutto, chi lo dice che questo faccia di me un venduto? Lo valuto. Ad esempio, io ho acuto in mano vista per meno di un mese su un PC prestato. Non lo voglio scaricare pirata, non ho intenzione di comperarlo. Se me lo regalano sicuramente trovo una macchina per installarlo e ci gioco di più. Mi sembra il minimo.
Boh…
Propendo per l’ipotesi che si stia facendo uno scroscio di pugnette e nient’altro…
12 Febbraio 2008 at 15:40
Curioso vedere come iniziali accuse siano traviate ad ogni passaggio di mani.
Il problema iniziale non riguardava le aziende e l’organizzazione di questi eventi. Aziende libere di regalare qualsiasi cosa ai propri ospiti, libere di chiamare chiunque loro vogliano.
La cosa che a me personalmente fa arrabbiare è la scarsa attendibilità di alcuni di questi ospiti che all’orgoglio tartina fanno seguire, sempre e comunque, post di incredibile elogio e ringraziamento per i fringe-benefits ricevuti (cit. Gaspar) rendendo l’informazione poco oggettiva, recensioni - se possiamo/vogliamo chiamarle così - false o fortemente “condizionate”.
Come Marco Camisani Calzolari ha giustamente scritto, sarei contento di vedere “elite” di professionisti che sappiano mantenere un equilibrio nel loro ruolo di comunicatori. Ho amici giornalisti che hanno rifiutato le pubbliche relazioni proprio per questo motivo, l’attendibilità. Quella cosa che si perde quando si difende ad oltranza un committente.
Ecco il punto.
Tutto il resto lascia il tempo che trova. Chissenefrega dei DVD di Vista! Interessa sapere come sono andate le cose in maniera chiara e oggettiva. Così non è stato sin dall’inizio con dichiarazioni dei presenti, poi smentite.
12 Febbraio 2008 at 16:48
Scusate, forse ho fatto male io a citare articoli che riguardassero l’”affare microsoft”, ma in realtà il mio articolo, come ho scritto, non riguarda questa vicenda, ma un ragionamento ben più generalizzato. Mi interessa puntualizzare che “semplicemente non amo che sistemi governati da meccanismi puri e spontanei vengano inquinati da iniziative di marketing pilotate e tutt’altro che genuine”.
12 Febbraio 2008 at 17:41
Marco, non devi scusarti. Tu generalizzi, io tengo invece a concentrarmi sul punto di partenza di questa immensa e stupida catena che si è sviluppata a tavolino per traviare le osservazioni iniziali. Anche queste cose rientrano nelle tue osservazioni.