Web 2.0 e imprese, il mio punto di vista
15 Ottobre 2007 - di Marco CattaneoIn un pomeriggio di minor impegno, dopo aver completato le pulizie di primavera nel mio LinkedIN network, ho ragionato su una question che un membro del medesimo s.n. ha proposto ai propri contatti, di cui faccio parte.
A.S. scrive:
Quali sono i cambiamenti dell’organizzazione e del lavoro a seguito dell’avvento del Web 2.0?
Qual è la motivazione principale che spinge le aziende ad implementare soluzioni di tipo Web 2.0?
Una survey condotta recentemente da IDC su un campione di circa mille responsabili IT, indica come risposta “Migliorare la collaborazione interna”
Altre risposte sono state
- Migliorare i servizi offerti ai clienti
- Migliorare la collaborazione con l’esterno
- Tematiche di compliance
- Volontà di sviluppare prodotti e servizi innovativi.C’è dell’altro? E soprattutto cosa cambia e perchè nei modelli organizzativi?
Leggo e rileggo la domanda, cercando di capire cosa la mia mente rifiuti di comprendere.
Focalizzo l’attenzione sul significato del termine Web 2.0, che al sottoscritto appare talmente chiaro da essere considerato inequivocabile.
Il concetto di Web 2.0, maturato sino ad oggi nella mente di coloro che ne sfruttano quotidianamente le manifestazioni, é poliedrico e può essere analizzato dal punto di vista delle tecnologie che lo rendono possibile, degli approcci consentiti agli utenti dei suoi servizi, degli stili grafici e di layout che ne caratterizzano le interfacce e delle relazioni sociali che vengono promosse e ne scaturiscono (questo é ciò che cercai di identificare quando chiesi l’aiuto dei miei lettori, un anno fa).
Da dove sorge la difficoltà nell’individuare il significato di Web 2.0 e di classificare (come appartenenti o meno) determinati servizi ? Da dove la confusione nell’uso errato del termine ? Esattamente dalla sua molteplicità di forme e, in secondo luogo, dall’ambito nel quale il termine é nato (servizi web consumer) in relazione agli ambiti in cui, successivamente, si sta diffondendo (quello corporate, ad esempio).
Nuove tecnologie per la gestione degli user-generated contents (blog, wiki, cms in genere); nuove modalità di organizzazione dei contenuti (folksonomia); nuove reazioni e approcci da parte degli utenti che le utilizzano (partecipazione e commenti), nuove attenzioni user-centriche per grafica e design, nuove potenzialità di relazione fra gli utenti (network sociali): la presenza di questi differenti fattori si rileva senza ombra di dubbio nella totalità dei servizi online di successo degli ultimi anni, ma difficilmente si può già applicare a soluzioni e servizi aziendali d’avanguardia, con i quali condividono, invece, i soli aspetti tecnologici.
E’ opportuno parlare di Web 2.0, a mio parere, esclusivamente nell’occasione in cui ogni aspetto dell’”idea” appena definita si manifesti nella sua completezza, diversamente l’utilizzo risulterebbe improprio. (Come nel caso sopraccitato).
Veniamo ora alla risposta a quanto richiesto da A.S.
Le imprese non scelgono soluzioni “Web 2.0″ perché ne percepiscono il vero valore e poliedricità, ma solo perché coltivano l’illusione di poter ottenere un notevole ritorno economico e d’immagine, con molta semplicità e poco sforzo.
La motivazioni per le quali un’azienda dovrebbe invece farlo?
- L’idea di promuovere la collaborazione e la partecipazione del proprio staff nei processi organizzativi e decisionali;
- L’opportunità di comunicare in maniera diretta e non-mediata con clienti e fornitori;
- La possibilità - indiretta e “di riflesso” - di raggiungere nicchie di mercato per le quali difficilmente si potrebbero gestire campagne marketing tradizionali sostenibili.
Quali sono i requisiti per un corretto approccio al fenomeno?
Consapevolezza teorica di cosa sia il Web 2.0 ed esperienza da parte degli stessi manager e presidenti d’azienda, in qualità di utente, dei servizi Web 2.0 più conosciuti.
Per soddisfare tali requisiti, abbiamo sicuramente ancora molto da lavorare..


Marco credo che le tue considerazioni siano correte, ma prova a fare un esperimento. Sostituisci nel tuo documento o in qualsiasi altra presentazione WEB 2.0 il termine “WEB 2.0″ con “la rete di oggi”: il significato non cambia per nulla perché in realtà il termine ha sommato in se tutte le novità della rete diventando, secondo me, del tutto inutile.
WEB 1.0 sta a significare nella mente di molti siti vecchi che non usano le nuove tecnologie e WEB 2.0 tutto quello che c’è di nuovo.
Sto scrivendo un documento in proposito, appena pronto lo condivido e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
bob
PS Volutamente ho scritto rete e non WEB perché nella mente di molti VOIP e SecondLife tanto per fare due esempi sono considerati WEB 2.0 come se avessero qualche cosa a che fare con il termine WEB mentre ovviamente non centrano nulla.
Bob, capisco la tua obiezione-precisazione, ma non comprendo la necessità di focalizzare l’attenzione in maniera così strenua sul termine, piuttosto che sul significato. Alla fin fine, lo usiamo solamente “noi” per capire di cosa stiamo parlando. O mi sfugge qualcos a?