Il dovere di conoscere e provare
14 Luglio 2007 - di Marco Cattaneo
Chiunque si occupi di comunicazione o più in generale di tecnologia dovrebbe leggere il seguente passo di un articolo di Marketing Usabile di questa mattina:
Sembra strano, ma ci sono tante persone che si occupano di comunicazione [e tecnologia, aggiungo io] e non sanno cosa sia Facebook, Twitter, i mash up [...].
Nel proprio privato ognuno legga e ascolti quello che preferisce, ma professionalmente abbiamo il dovere di essere informati e capire quali sono i contenuti, gli strumenti, gli argomenti di conversazione delle persone a cui ci rivolgiamo come comunicatori [o consulenti d'innovazione], per capirle e per entrare in sintonia con loro.
Abbiamo il dovere di provare i nuovi strumenti di comunicazione come utenti, non limitarci a leggerne qualcosa sulle riviste di divulgazione.
…e cominciare a comprendere che fare questo é davvero indispensabile!


la curiosità professionale secondo me è una dote poco diffusa e che qualifica i lavoratori (ma raramente è tenunta in considerazione dai capi o dai datori di lavoro)
Conoscere i nuovi strumenti tecnologici della comunicazione (social network, communities varie, ecc…) sotto l’aspetto pratico ed operativo è un vantaggio troppo enorme per non essere sfruttato.
Le varie aziende dovrebbero “imporre” ai propri staff e team di lavoro di destinare un po’ di tempo a sperimentare su questi nuovi canali.
Purtroppo l’Italia, sotto questo aspetto, è troppo pregiudiziosa e chiusa per aprirsi alle novità di questo tipo.
@baldo: spesso, in questi casi, non puntualizzo che sono un consulente libero professionista. Trovo piuttosto complicato agire in questi termini da dipendente, senza offesa per nessuno..
marco, non ho capito.. che cosa vuol dire “agire in questi termini”?
io sono dipendente ma mica vuol dire che al lavoro o fuori spengo il cervello. Anzi, proprio perchè il lavoro spesso è ripetitivo e poco gratificante devo espandere le conoscenze e le competenze (durante il lavoro, ma sopratutto fuori)
Baldo, complimenti, allora! Dalle mie rilevazione, la maggior parte, invece, smette di interessarsi e, piuttosto, pretende formazione “interna”.
Attenzione: l’idea non é nemmeno del tutto sbagliata, forse, ma il settore IT richiede ed esige un approccio differente, che la mentalità dei lavoratori (specialmente italiani) fatica a contemplare. Per questo - e qui chiudo - ritengo che la posizione di consulente sia la più idonea al settore.
in effetti il posto di lavoro da dipendente (anche nell’IT) è spesso sinonimo della morte cerebrale (molto triste in effetti). Ho colleghi che non sanno che cosa è flickr, ajax o django.