Aperitivi, etichette e Mac pro
17 Maggio 2007 - di Marco CattaneoScriverò di getto, poiché l’euforia di aver letto cotante perle di saggezza (e di aver appena finito di divorare mezzo chilo di sushi) é tale da non consentirmi lucide riflessioni.
Parto da un post di Alberto (che non posso non citare per mia naturale tendenza alla polemica): condivido il giudizio sulla triste scelta di invitare 100 blogger (i 100 più influenzati), poiché porre limiti alla fisiologica evoluzione di un incontro sociale di questo genere é piuttosto innaturale e controproducente, soprattutto visto che la categoria é composta di gente da BarCamp (fra la quale NON mi annovero).
Anche il sottoscritto - per continuare a condividere gli arguti giudizi del Mucignat - é alquanto infastidito dalla reiterata attribuzione dello “status di blogger”, appeso come una lettera scarlatta sulla schiena di coloro che sfruttano semplicemente un mezzo per ottenere uno scopo, così come se lo stessero facendo solo per il gusto di sentirsi più cool. E’ lo scopo che conta.
Non v’é dubbio che si attribuiscano meriti e professionalità sproporzionate a coloro che hanno scelto un blog per esprimere la loro opinione. Si dovrebbe, piuttosto, penalizzare chi non lo ha ancora fatto, per evidente miopia e scarsa propensione alla trasparenza e valutare ciò che viene scritto, non il solo fatto che venga scritto.
Paul estremizza, ma non ha nemmeno tutti i torti: la tendenza a conformarsi alle mode passeggere e ad emergere per anzianità non piace nemmeno a me (soprattutto visto che la barba di due giorni non mi dona per nulla).
Purtroppo ciò tanto da lavura’ e tutto questo tempo per tre BarCamp al mese non me lo riesco a ritagliare, perché le giornate le trascorro ad accrescere la mia professionalità, piuttosto che vivere in un’aurea di luce diffusa. E ho come l’impressione che molti altri facciano lo stesso, disertando gli eventi mondani, ma discutendo fra loro a bassa voce.
Ah. A proposito: ho comprato un Mac Pro Xeon Quad-core, con 4 Giga di R.A.M. e 1 terabyte di storage, ma visto che da tre giorni stavo cercando di scriverne senza successo, mi brucio la notizia in chiusura di post.


Negli ultimi tempi l’Italia ha conosciuto i blog, o meglio nell’ultimo anno molte persone hanno conosciuto i blog.
Da questo recente interesse, che può offrire indubbi fatti positivi se non vantaggi come la migliore distribuzione delle informazioni ed il dibattito condiviso, talvolta può svilupparsi qualche fenomeno “degenerativo”.
I blog possono trasformarsi in strumenti di comunicazione “dogmatica”, può mancare l’attendibilità dei contenuti sviluppati, può perdersi quello spirito di dialogo e di cooperazione.
Forse l’euforia dei blogger può divenire il loro primo limite: forse la voglia di affermare prima sè stessi che le loro idee può essere il vero pericolo della blogosfera.
Ma, probabilmente, possono essere alcune iniziative collaterali come i “…camp” l’insidia più pericolosa, perchè potenzialmente può portare i più ad assumere posizioni oltranziste e fanatiche.
Lo possono dimostrare alcune recenti manifestazioni “a porte chiuse”, contrarie alla filosofia democratica del Web, ed un atteggiamento da protagonisti di alcuni blogger “divi”.