P2P, Jobs mi ha salvato dalla galera
15 Marzo 2007 - di Marco Cattaneo
Devo ammettere che continuare a leggere di peer-to-peer su Punto Informatico comincia a irritarmi. Non é colpa di nessuno (ci mancherebbe altro !), ma il problema in oggetto, per il sottoscritto, é stato risolto definitivamente grazie all’iTunes Store.
Con tutta sincerità, da anni ormai, non sento la benché minima necessità di scaricare un singolo brano attraverso P2P. Sono la prova vivente che il cambiamento delle strategie di R.I.A.A. & Co. non potrebbero che giovare al mercato della discografia. L’opportunità di acquistare a costi contenuti e ottenere con immediatezza e semplicità album o singoli brani online, ha definitivamente eliminato in me ogni desiderio di accedere a risorse condivise illegali.
E’ piuttosto ovvio che i modelli di licensing/copyright debbano essere rivisti per rendere accessibile e conviente l’acquisto online, e anche che l’adozione dei DRM non debba far rimpiangere il vecchio disco compatto, ma il futuro della distribuzione musicale é stato ormai segnato dagli stessi consumatori che, piuttosto che trasportare CD player e custodie, hanno adottato universalmente iPod e MP3 player vari.
Avete ragione, ne avevo già parlato, ma non ho saputo trattenere l’ostentazione della mia indipendenza dal CD.


Scusa, ma acquistare un album di mp3 192 kbps a 9,99 € a te sembra conveniente?
In proporzione conviene comprarsi un CD originale, almeno ci fai quello che vuoi e la qualità audio è ben maggiore.
La musica online costa obiettivamente troppo.
Prova a dare un’occhiata a vedere quanto costa un CD su play.com.
Massimo 14-15 €, spese di spedizione incluse.
Luca, per rispondere coerentemente al tuo commento é necessario considerare alcuni fattori.
In primis, dove abitualmente si ascolta musica, con quali strumenti e in quali condizioni. Se si dispone di impianto hi-fi ma non si può alzare il volume oltre il 5% perché i vicini si lamentano; se si usano abitualmente lettori MP3/iPod o se, alla fin fine, si finisce per ascoltare sempre la versione “rippata” del CD, converrai che a poco importi aver acquistato il supporto fisico piuttosto che la musica digitale compressa.
Personalmente non sono in grado e/o non sono in possesso di strumenti che mi consentano di apprezzare la differenza di qualità fra CD Audio e AAC 192kbit (ben diverso dal formato mp3 standard!). Ragion per cui.. non mi pongo il problema.
Sono dell’opinione che soppesando comodità, qualità d’ascolto, portabilità e semplicità d’acquisto, il CD sia un supporto MORTO per la musica.
Poi, che altro dire, c’é chi ancora “venera” il vinile..
Il problema vero non è quello.
Il problema è il DRM. È il fatto che con quei 99 centesimi io, a ben vedere, non ho comprato nulla.
Domani Jobs decide di cambiare il DRM. Che succede? Rimango fregato.
Io sono d’accordo con l’articolo e faccio esattamente come te.
Da quanto c’è l’iTunes Music Store non ho più aperto LimeWire o altri programmi del genere….Trovo molto più comodo e veloce acquistarle con iTunes.
Poi, naturalmente, come fa notare federico il DRM è un problema (non trascurabile) che si spera che prima o poi venga superato o, comunque, affrontato e “migliorato”….
Oh, comunque anche io uso moltissimo itms. Sto pure facendo collezione di etichette di cocacola 50 cl…
lo stesso è successo a me da quando acquisto musica su AllOfMp3.com che mi permette di scegliere il bit-rate e non ha protezioni sualla copia dei file ;)
La differenza tra un CD audio ed un MP3 c’è e non è piccola.
Hai ragione a dire che se il pezzo lo ascolti a basso volume con le casse del PC la differenza nemmeno si nota, ma in altre situazioni, per esempio in automobile, la differenza la si apprezza.
Non voglio difendere il CD a tutti i costi, ma mi da noia sentire quest’entusiasmo intorno a iTunes che, secondo me, è una truffa legalizzata.
DRM ? Normalmente potrei essere d’accordo con voi, ma nel caso specifico, considerando tutto quel che Apple consente di fare con la musica acquistata sull’iTunes Store, francamente é come se non esistessero.
Ho l’impressione che a molti la sola parola “DRM” scateni paura.